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  • La Rivoluzione Giottesca raccontata attraverso un secolo di Storia

CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO DEGLI EREMITANI

DESCRIZIONE DEI CICLI DI AFFRESCHI

La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo degli Eremitani, denominata anche semplicemente chiesa degli Eremitani, si presenta oggi come una vera e propria storia della pittura murale padovana del Trecento, essendo stata all’epoca tra le chiese più ornate di affreschi di tutta la città.

Nell’ambito della serie i suoi cicli pittorici rappresentano la ricezione del messaggio giottesco da parte di Guariento di Arpo e Giusto de’ Menabuoi, in un arco cronologico che si estende dagli anni Trenta agli anni Settanta del secolo XIV.

In particolare sono le ricerche spaziali di Guariento che attribuiscono valore al ciclo: nella chiesa degli Eremitani Guariento è interessato a una maggiore precisione e complessità nella resa delle architetture dipinte, più articolate in linea con lo stile gotico che vuole rappresentare, per ottenere un nuovo effetto scenografico. Gli elementi architettonici rivestono qui la funzione fondamentale di misurare lo spazio scenico dove si svolgono le vicende sacre.

Parallelamente Giusto de’ Menabuoi, in altri spazi della chiesa degli Eremitani, orienta le proprie ricerche sul colore che diviene sempre più determinante nel creare la spazialità degli ambienti e la volumetria nelle figure, seguendo un aspetto a lui più affine della lezione giottesca.

Si tratta di opere commissionate per le cappelle private presenti all’interno di un edificio di culto pubblico appartenente all’ordine dei frati agostiniani da parte di famiglie dell’aristocrazia legate alla corte Carrarese. Questo aspetto rende peculiare la presenza della chiesa degli Eremitani nell’ambito della serie anche perché tra queste si distingue la committenza femminile di Traversina Cortellieri a Giusto de’ Menabuoi, cui seguirà quello di Fina Buzzaccarini per la decorazione del Battistero della Cattedrale.

I cicli affrescati candidati opera di Guariento si conservano nella Cappella di Sant’Antonio abate (oggi Sant’Antonio da Padova) e nella Cappella maggiore; mentre quelli di Giusto de’ Menabuoi nella Cappella Cortellieri e nella Cappella Spisser (o Sanguinacci).

Nel primo ciclo pittorico, realizzato nella Cappella di Sant’Antonio abate intorno al 1338, Guariento rappresenta episodi delle Storie di santi di cui oggi restano sei mezze figure femminili nel sottarco d’ingresso e numerosi altri frammenti sulle pareti della Cappella.

Il secondo intervento avviene quasi trent’anni dopo, nella Cappella maggiore, ovvero nel presbiterio e nell’abside, dove si conserva parte del più prezioso ciclo pittorico di Guariento. Si tratta di una narrazione estremamente complessa per vastità di superficie e varietà dei temi trattati dove l’artista raggiunge un rigore prospettico, una sapienza compositiva che gli permette effetti di illusionismo prospettico nuovi rispetto alla sua precedente decorazione dipinta nella Cappella della Reggia Carrarese.

Il ciclo si compone attualmente di sette episodi sulla parete nord su tre registri ed è dedicato alle Storie dei Santi Filippo, Giacomo e Agostino, poste sopra uno zoccolo dipinto a monocromo con i Pianeti e le sette età dell’uomo che s’ispira a quello con i Vizi e le Virtù della Cappella degli Scrovegni (componente 1). Nei tondi delle volte a crociera sono infine rappresentati i quattro Dottori della Chiesa.

La presenza di uno stemma a bande trasversali gialle e rosse ha fatto pensare ad una possibile committenza della famiglia Curtarolo, cui apparterebbe il personaggio ritratto a mani giunte in primo piano nel Giudizio Universale.

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