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  • La Rivoluzione Giottesca raccontata attraverso un secolo di Storia

Criterio i

‘Padova Urbs picta’ rappresenta un esempio straordinario del genio creativo dell’uomo che si esprime ai massimi livelli nell’opera di Giotto nella Cappella degli Scrovegni e degli artisti attivi in città che dalla sua opera traggono ispirazione. La genialità di Giotto si realizza nel rinnovamento della tradizione della pittura ad affresco e si esprime in un nuovo modo di rappresentare lo spazio, in particolare nella relazione tra lo spazio dipinto e quello costruito, in un’inedita attenzione nella resa degli stati d’animo dell’uomo, nell’uso della rappresentazione sacra per fini celebrativi e di natura politica.

Giotto, dal 1303 al 1305, dipinge a Padova il suo capolavoro assoluto, la Cappella degli Scrovegni, ancor oggi la sua opera ad affresco più nota e meglio conservata. Dopo aver terminato l’importante ciclo ad affresco nella Basilica francescana di Assisi e aver lavorato per Papa Bonifacio VIII a Roma, Giotto giunge a Padova dove studia soluzioni nuove che lo porteranno a rinnovare la pittura murale.

Nasce nel Trecento a Padova un nuovo modo di rappresentare lo spazio utilizzando una prospettiva, talora empirica, peraltro inedita, elaborando modalità compositive e ripartizioni dello spazio utilizzate per la prima volta da Giotto. Anche grazie ai suoi probabili contatti con l’Università patavina, Giotto approfondisce ricerche e studi sulla rappresentazione dello spazio, nella resa degli interni ed esterni, dimostrando un’innovativa abilità nel superare la bidimensionalità, creando spazi in profondità, abitati da figure di un realismo senza precedenti in pittura. Gli uomini degli inizi del Trecento a Padova sono testimoni di un nuovo modo di cogliere e rappresentare lo spazio, nato anche dalla ripresa e dalla riattualizzazione di elementi già noti nell’antichità classica, che nel corso del secolo dalla rappresentazione dello spazio reale giungerà all’illusionismo prospettico in autori come Giusto de’ Menabuoi e Altichiero da Zevio.

Oltre agli studi sulla spazialità negli affreschi della Cappella degli Scrovegni Giotto dimostra una nuova attenzione nella resa degli stati d’animo dell’uomo. Mai prima di questo momento si era registrata una così raffinata capacità da parte di un artista di conferire individualità ai caratteri di ogni figura, come fosse una persona a tutti gli effetti, e quindi non solo rappresentandone la componente fisica – andando a definirne la plasticità e l’anatomia – ma anche indagandone la sfera psicologica, con un’attenzione particolare verso gli stati d’animo. Anche questo aspetto si evolve nelle pitture degli altri cicli padovani, in particolare da Jacopo Avanzi, Altichiero da Zevio e Jacopo da Verona. Dal punto di vista figurativo Giotto è il primo a ricercare nella rappresentazione dell’uomo la sua completezza e a inserirlo a pieno titolo nella narrazione biblica. Comincia a Padova in pittura con Giotto il fenomeno di attualizzazione e laicizzazione dell’episodio religioso, iniziata in letteratura da Dante nella Divina Commedia: Giotto, insieme agli artisti suoi collaboratori e successori, inserisce nelle scene sacre – vicini a santi, beati, dannati, patriarchi e profeti, Madonne e Gesù Bambini – oltre a personalità illustri, anche le figure dei propri committenti e dei loro famigliari, prima solo ritratti poi chiamati a partecipare alla Storia della Salvezza o alle Vite dei Santi, celebrati e coinvolti, nelle loro reali fattezze fin anche a sostituirsi ai personaggi della storia sacra.

Criterio ii

Il sito seriale ‘Padova Urbs picta’ testimonia e illustra uno straordinario esempio di un continuo interscambio di valori umani e culturali tra i protagonisti delle arti, delle scienze, della letteratura, chiamati a operare a partire da Enrico Scrovegni, poi dalla corte di Padova e alle famiglie a essa collegate. Questi interscambi avvengono dall’inizio del secolo XIV, quando la città vive un clima politico, sociale e culturale favorevole, grazie a un periodo di pace, stabilità, e ordinato sviluppo, divenendo un modello per diversi centri italiani.

Dal 1318 infatti è la Signoria dei Carraresi a governare la città in un clima culturale definito di preumanesimo dove troverà il giusto terreno una civiltà figurativa precocemente cortese, anche grazie alla presenza a Padova del poeta Francesco Petrarca. L’Università nella città, tra le più antiche al mondo, favorirà ulteriori proficui interscambi tra la cultura scientifica e artistica, in particolare tra lo studio dei fenomeni fisici e ottici e le ricerche spaziali non solo di Giotto, ma anche di Guariento, Giusto de’ Menabuoi e Altichiero da Zevio; gli stessi circoli culturali che facevano capo alla vita conventuale e alla corte giocano un ruolo importante in questi scambi.

Gli artisti dimostrano di saper ascoltare e tradurre in immagini attualizzate le richieste dei committenti, spesso sostenute da colte basi letterarie, di storia sacra o da allegorie scientifiche e astrologiche proprio grazie al ruolo di mediazione di intellettuali ed eruditi. Inizia una sorta di competizione tra committenti – esponenti anche di diversi poteri della città, come quello politico e religioso o di famiglie illustri – che si rivolgono agli artisti per la commissione dei cicli pittorici, in alcuni casi i medesimi, apprezzandone la qualità del lavoro, ma facendolo interpretare in base alla funzione dell’edificio, alla volontà celebrativa di ciascuno, quasi sempre coperti da significati religiosi.

Con l’arrivo di Giotto a Padova, e in seguito con la presenza della sua opera di maggior rilievo, la Cappella degli Scrovegni, inizia un periodo di intensa attività

Fig. 90, Altichiero da Zevio, Il Consiglio del Re, Cappella di San Giacomo, Basilica del Santo, (particolare con Francesco Petrarca e i membri della Signoria Carrarese) artistica in città, grazie alla presenza di pittori che giungono da diverse città italiane, come Milano, Rimini e Verona, che guardano al maestro fiorentino come un modello di riferimento. Inizia così quell’interscambio tra artisti che da Giotto poi si diffonderà tra tutti gli altri pittori presenti a Padova nel Trecento. Gli artisti che arrivano a Padova, arricchiscono il proprio patrimonio di conoscenze tecniche, formali e culturali, in particolare nel confronto con il capolavoro di Giotto, il che rende Padova centro di irradiazione della cultura rinnovata. I rapporti tra gli artisti si traducono in un vero e proprio interscambio di saperi e abilità tecniche e ciò avviene grazie alla contiguità fisica e cronologica dei cantieri, con la collaborazione nella decorazione del medesimo ciclo, o per l’avvicendarsi degli artisti in qualità di pittori di corte.

Criterio iii

I cicli pittorici oggetto della candidatura rappresentano la testimonianza concreta di quel passaggio fondamentale della storia dell’arte che vede il rinnovamento tecnico della tradizione antica dell’affresco da parte di Giotto. Ripreso e rielaborato dagli altri artisti presenti in città, questo inestimabile bagaglio di conoscenze tecniche verrà impiegato con sapienza nei cicli pittorici affrescati padovani per un secolo intero. La tradizione dell’affresco nel Trecento a Padova diventa inoltre segno di affermazione del potere delle classi dominanti e oggi viene riconosciuto come modello sociologico di riferimento, a partire dalla sua massima espressione con la Signoria dei Carraresi, perdurando poi ininterrottamente fino al Novecento. La rielaborazione della tecnica dell’affresco che Giotto compie prende avvio da quella della tradizione classica antica che poi, nella pratica di bottega, viene variata in base alle esigenze e richieste

della committenza e alle condizioni ambientali dei supporti murari. Sono le straordinarie abilità tecniche degli artisti che hanno determinato il successo, la diffusione del modello e l’eccezionale durata dei cicli pittorici padovani nel tempo. Siamo dinanzi a una vera e propria rinascita della tradizione pittorica dell’affresco che farà di Padova un esempio senza confini contribuendo a creare una nuova visione e rappresentazione del mondo: gli artisti non potranno più prescindere dalle ricerche spaziali e prospettiche giottesche che sono da ritenersi il precedente della prospettiva rinascimentale. L’innovazione di Giotto segna un passaggio epocale nella storia dell’arte che dopo muterà irreversibilmente corso.

La cultura della parete dipinta proseguirà nei secoli facendo di Padova, in rapporto all’Europa, uno dei vertici assoluti, grazie alle opere realizzate ad affresco da personalità quali Andrea Mantegna nel Quattrocento, Tiziano nel Cinquecento, Pietro Liberi nel Seicento, Sebastiano Ricci nel Settecento e infine Massimo Campigli e altri nel Novecento. Si tratta della testimonianza concreta di come la lezione di un grande maestro come Giotto si radichi nel territorio cittadino e qui evolva attraverso i secoli. Non bisogna dimenticare come la tradizione dell’affresco si alimenti e arricchisca anche grazie alle opere realizzate dagli altri artisti attivi nei diversi cantieri in città, per mezzo dei loro strumenti di lavoro: taccuini di disegni, modelli, cartoni, ricette per la preparazione dei colori che permettevano la circolazione di fondamentali informazioni e tramandavano di generazione in generazione pratiche antiche di bottega. A testimonianza di questo rinnovato interesse per l’affresco, Cennino Cennini scriverà proprio a Padova nel 1398 il suo Libro dell’arte, il primo trattato di tecniche artistiche della storia medioevale, che spiega dettagliatamente la tecnica dell’affresco di Giotto e dove l’autore viene citato come “principio della moderna pittura”. Presente a Padova in qualità di pittore di corte dei Carraresi, Cennini è anch’egli un maestro toscano – come Giotto e Giusto de’ Menabuoi – che sceglie di scrivere in una lingua volgare, mista tra toscano e veneto, il suo trattato perché possa essere compreso da quanti volevano apprendere la pratica dell’arte e perché la grande tradizione della pittura ad affresco sopravvivesse e di diffondesse nel mondo.

Infine le iconografie messe a punto dai pittori padovani del Trecento saranno più volte fonte di ispirazione per i più grandi maestri non solo della pittura, ma anche delle altre arti, dalla scultura all’oreficeria, diffondendosi nell’Europa intera.

Dichiarazione di integrità

Il sito seriale ‘Padova Urbs picta’, nella diversa e complementare articolazione delle sue componenti, include tutti quegli elementi necessari per dimostrare la consistenza dell’Eccezionale Valore Universale dichiarato. I cicli pittorici, infatti, evidenziano un’unità di tecnica esecutiva, di datazione e di stile e allo stesso tempo sono parti complementari di un insieme in quanto si distinguono per autori, scelte figurative, tipologia della committenza, destinazione d’uso degli edifici e complessi monumentali dove sono collocati. L’insieme costituisce un’unica narrazione di una straordinaria rivoluzione artistica iniziata da Giotto a Padova e le cui conseguenze si colgono nella cultura della decorazione parietale fino ai nostri giorni. I cicli affrescati si sono conservati fino ad oggi consentendone lo studio e la fruizione da parte del pubblico.

Le quattro componenti includono al loro interno otto edifici e complessi monumentali, pubblici, privati, laici e religiosi tutti situati nel centro storico di Padova che ne costituisce la buffer zone. Le norme della pianificazione locale, del centro storico, sono particolarmente stringenti e mirate principalmente alla tutela e conservazione dell’intera area entro le mura. A questo si sovrappongono gli strumenti specifici di tutela monumentale dei beni selezionati, generando in tal modo un sistema di tutela di grande efficacia. Tale sistema ha consentito la tutela e conservazione degli edifici e complessi monumentali che si possono oggi ammirare nello loro interezza. Potenziali criticità, come l’impatto turistico, andranno a beneficiare, con l’attuale candidatura, di una migliore distribuzione dei flussi nei luoghi da visitare all’interno del centro storico, contro l’attuale presenza turistica concentrato soprattutto ora in due luoghi: la Cappella degli Scrovegni e la Basilica del Santo.

Le quattro componenti sono state individuate in modo tale da includere nella loro più vasta estensione gli otto edifici e complessi monumentali e le loro pertinenze. Nella componente Palazzo della Ragione, Reggia, Battistero e le loro piazze (2), l’area è di particolare ampiezza e include anche gli ambiti di interconnessione tra gli edifici individuati per favorire la migliore comprensione anche del ruolo dello spazio urbano.

Gli edifici e i complessi monumentali sono situati nell’area omogenea del centro storico e coprono aree nevralgiche dello sviluppo della civiltà cittadina del XIV secolo ancora oggi ben riconoscibili, sia dal punto di vista religioso che civile, in cui si sono mantenute le connessioni visuali di contesto che ne permettono una visione completa.

L’insieme delle componenti si colloca da un punto di vista cronologico lungo l’arco temporale che interessa il XIV secolo nella sua interezza. Allo stesso tempo esse illustrano, da un punto di vista storico artistico, in modo completo, l’evoluzione della pittura ad affresco che, prendendo avvio dal modello di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, si svilupperà in città fino alla fine del Trecento e che porterà, nel Quattrocento, al Rinascimento italiano. Nell’insieme sono documentati i passaggi dell’intero processo evolutivo della pittura giottesca a Padova nelle diverse sue fasi, a partire dalle prime opere di Giotto nella Basilica e nel convento del Santo fino alle pitture di Jacopo da Verona nell’Oratorio di San Michele, scandite dagli altri cicli pittorici dipinti nel corso dei decenni del secolo. La presenza di tutti i cicli pittorici del Trecento tuttora esistenti all’interno della candidatura permette inoltre di percorrere un secolo di storia della città dal suo periodo comunale all’ascesa al governo cittadino della Signoria dei Carraresi, fino al suo declino.

Gli edifici e i complessi monumentali candidati hanno conservato una destinazione d’uso compatibile con le caratteristiche storiche e artistiche, e nel caso degli edifici religiosi, la continuità d’uso. Ciò anche grazie alla permanenza di organismi di gestione che, seppure in veste moderna, sono gli stessi di quelli del Trecento (Comune, Diocesi di Padova, Veneranda Arca del Santo).

In ‘Padova Urbs picta’ tutte le componenti compartecipano a illustrare l’immagine nuova e completa della città del XIV secolo, nella sua dimensione politica, religiosa, artistica, intellettuale, sociale e commerciale, di quello che sarà poi il modello di rappresentazione pittorica ripreso in altri centri italiani. Grazie anche all’attività dei soggetti istituzionalmente preposti (in particolare il Comune di Padova, il Ministero per i Beni e Attività Culturali e l’Università degli Studi di Padova) i singoli proprietari hanno provveduto e provvedono, con il concorso di enti finanziatori anche privati, al mantenimento e alla buona conservazione dei rispettivi cicli d’affreschi con i necessari interventi di studio, manutenzione e restauro. Tali attività consentono ancora oggi una ottima leggibilità e comprensione delle singole componenti e nel loro complesso.

Dichiarazione di autenticità

L’autenticità del sito seriale ‘Padova Urbs picta’ è supportata da un’eccezionale documentazione bibliografica venutasi ad accrescere nei secoli a partire dai primi documenti coevi fino alle ricerche più recenti e che, a tutt’oggi, continuano a essere pubblicate da parte degli studiosi di tutto il mondo.

L’autenticità del sito seriale candidato è accertata tramite: la catalogazione, la documentazione grafica e fotografica specifica, documentazione archivistica e bibliografica.
Per quanto riguarda la Catalogazione dei beni, esistono diverse schede di catalogo relative ai ben oggetto della candidatura relative alla catalogazione del patrimonio culturale effettuata dal Ministero per i Beni e Attività Culturali e con relativa campagna fotografica di documentazione analogica e digitale; alla catalogazione specifica del patrimonio architettonico-monumentale del Ministero per i Beni e Attività Culturali con relativa campagna fotografica di documentazione analogica e digitale; alla catalogazione dei beni culturali ecclesiastici, effettuata in accordo con il Ministero per i Beni e Attività Culturali. Esiste poi una grande mole di documentazione relativa ai rilievi metrici e fotogrammetrici redatta dagli Uffici competenti del Comune di Padova.

Per quanto riguarda la documentazione bibliografica, numerosi sono gli studi sul centro storico di Padova, sui singoli edifici e complessi monumentali condivisi dalla comunità scientifica internazionale su pubblicazioni e riviste; un’altra categoria di pubblicazioni riguarda gli studi sulla pittura del Trecento a Padova e sui singoli cicli pittorici affrescati condivisi dalla comunità scientifica internazionale su pubblicazioni e riviste (si veda Paragrafo 7.e); infine numerose sono anche le opere nei musei e documenti negli archivi che confermano le attribuzioni. L’attività di studio e ricerca è una parte importante del progetto di candidatura. Essa è pienamente attiva, in particolare, tra gli altri, con l’Università degli Studi di Padova.

Nel dettaglio, l’insieme dei cicli pittorici padovani è perfettamente leggibile e distinguibile nelle sue forme; le iconografie utilizzate sono ascrivibili a opere autentiche della pittura del Trecento di artisti noti (Giotto, Guariento, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona). L’autenticità è suffragata dalla verifica e analisi tecnica sui materiali che costituiscono la sostanza pittorica e quelli di supporto effettuate nel corso dei diversi interventi di restauro.

In particolare sono autentici: le quattro componenti, gli otto edifici e complessi monumentali che contengono i cicli pittorici, i materiali di supporto (pareti in muratura), gli intonaci, i pigmenti e i leganti utilizzati che rendono autentica la tecnica esecutiva ad affresco e le pitture stesse.

In base alle fonti documentarie storiche, civili e religiose, ma anche letterarie e legate all’Università, conosciamo l’uso e le funzioni originarie dei singoli edifici che vanno dalla funzione religiosa, di culto pubblico e privato, conventuale, all’uso civile e di rappresentanza politica.

L’insieme degli edifici e complessi monumentali costituiva il cuore della città, ospitandone i plessi di maggior rilevanza politica, sociale e religiosa racchiusi entro le mura, funzioni alle quali ancor oggi, in gran parte, assolve.
Nella Tabella II si è scelto di sintetizzare e comparare le funzionalità originarie e attuali degli otto edifici e complessi monumentali del sito seriale che conservano i cicli affrescati. Emerge con chiarezza come le funzioni non siano sostanzialmente mutate e come attualmente gli edifici ricoprano funzioni da leggersi generalmente in continuità con la loro funzione originaria. Il mutare delle condizioni politiche e sociali, a causa del naturale evolversi storico, con nuove forme di governo cittadino e nuove strutture di governo della chiesa locale diocesana e degli ordini religiosi conventuali, hanno fatto sì che in alcuni casi, non sussistendo più alcune realtà, anche le relative funzionalità si siano modificate. È il caso degli oratori e delle cappelle private – queste ultime erette e decorate anche all’interno di edifici di pubblico culto – che ora divengono parte del patrimonio d’interesse storico-artistico, visitabili dal pubblico che ammira le opere d’arte che le custodiscono. Emblematico è il caso della Cappella degli Scrovegni che conserva oggi, anche se solo in alcune specifiche occasioni in cui vengono celebrate funzioni religiose, il suo essere luogo di culto dedicato a Maria, la madre di Gesù Cristo per la religione cristiana. Nel caso dei mausolei, il divieto che avvengano sepolture all’interno delle chiese e, in generale, all’interno delle mura delle città per motivi di salute pubblica – vigente in Italia dall’inizio del XIX secolo – oltre, in alcuni casi, la decadenza o l’estinguersi dei rami di alcune famiglie illustri, ha fatto sì che questa tipologia d’edificio abbia perso la propria originaria funzione divenendo principalmente luogo di interesse storico- artistico, come nel caso del Battistero della Cattedrale e dell’Oratorio di San Giorgio. Diversamente Palazzo della Ragione ha mantenuto, al piano terreno e nei negozi posti sotto le arcate aperte verso le piazze, l’originaria funzione commerciale, mentre al piano superiore, dato l’alto pregio delle pitture e la necessità di un adeguato standard per la loro conservazione, è aperto per la visita del pubblico, anche per esposizioni temporanee, che devono essere approvate dal Comune di Padova e autorizzate della Soprintendenza competente.

La Basilica del Santo con il suo convento è l’edificio che nei secoli ha mantenuto la propria funzione autentica, grazie alla profonda tradizione di fede che ha sempre preservato questo luogo, anche se oggi ai pellegrini si aggiungono milioni di turisti che apprezzano le opere d’arte che vi sono conservate con un’attenzione e un interesse storico-artistico.

In generale gli edifici con funzione di culto hanno mantenuto la loro autentica vocazione e vi hanno sommato, grazie all’inestimabile patrimonio storico- artistico che conservano, la funzione di luoghi d’arte aperti al pubblico: questa condizione ha permesso di tutelare con maggior cura le opere in essi conservate perché sottoposte alle norme di tutela e conservazione della legislazione italiana.

Si precisa inoltre come tutti gli otto edifici e i complessi monumentali siano rimasti ubicati nel loro luogo originario, i cicli pittorici stessi siano autentici e restino nel loro luogo d’origine. Il contesto, ovvero il perimetro che delimita il sito seriale, resta quello di un tempo, racchiuso tra le mura cittadine, che ora coincide con il centro storico.

Inoltre i singoli edifici e complessi monumentali con i cicli pittorici affrescati hanno mantenuto nei secoli la loro denominazione originale. Significativo come il termine piazze (inserito nella denominazione della componente 2 Palazzo della Ragione, Reggia, Battistero e le loro piazze) continui a essere utilizzato per definire il luogo del commercio, con le caratteristiche “botteghe” sotto il Palazzo della Ragione, e il mercato con le bancarelle di frutta e verdura che animano le Piazze delle Erbe, Piazza della Frutta e Piazza dei Signori come nel Trecento. Così la Cappella di Santa Maria della Carità è ancora oggi universalmente nota con la denominazione di Cappella degli Scrovegni, mantenendo vivo, anche nella sua denominazione attuale, il ricordo della famiglia del suo committente del Trecento, Enrico Scrovegni, infine, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, resta ancora oggi nota come “la chiesa degli Eremitani” pur non essendo più d’appartenenza dell’ordine religioso.

Requisiti di protezione e gestione

Il sito seriale ‘Padova Urbs picta’ sul piano della protezione vede coinvolti quattro enti proprietari diversi (Comune di Padova, Diocesi di Padova, Basilica e convento del Santo – Veneranda Arca del Santo – Delegazione Pontificia e Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti) che pur nella loro diversità operano con modalità di protezione dei propri beni simili, regolate dalla medesima legislazione regionale e nazionale sui beni culturali: i diversi regimi afferiscono infatti al medesimo organo di controllo territoriale, la Soprintendenza.

A livello nazionale la tutela dei beni è garantita dall’esistenza di uno specifico corpo legislativo dedicato alla protezione del patrimonio culturale e paesaggistico coerente con i principi condivisi a livello internazionale; essa è espressa in convenzioni e raccomandazioni, riassunte nel Codice dei Beni Culturali, il risultato di una lunga tradizione in materia la tutela del patrimonio culturale, che regola la protezione sul territorio nazionale e richiede indicazioni specifiche per quanto riguarda la protezione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale stesso.

Ogni ciclo pittorico, inoltre, è soggetto a misure di protezione riguardanti l’edificio che li contiene, in quanto opere amovibili dipinte sulle pareti in muratura, parte del paesaggio urbano storico.
La Soprintendenza competente assicura misure di protezione che regolano la trasformazione urbana della città di Padova, imponendo limiti, tramite il regime di vincolo, a nuove situazioni che potessero danneggiare il patrimonio culturale e il paesaggio della candidatura seriale.

Il Comune di Padova, per quanto di competenza, assicura misure di protezione che regolino la trasformazione urbana della città, in base al proprio piano regolatore; la Soprintendenza svolge una funzione di controllo, tramite il regime di vincolo, imponendo limiti a nuove situazioni che potessero danneggiare il patrimonio culturale e il paesaggio del sito seriale.

I cicli pittorici sono quindi tutti soggetti agli stessi regimi di vincolo, garantiti dallo Stato italiano. Questo prevede che ciascuna proprietà sia soggetta a misure di controllo, monitoraggio e supervisione da parte del personale del Ministero per i Beni e Attività Culturali, che interviene, in modo particolare, in occasione delle operazioni di manutenzione straordinaria e dei restauri, che devono essere preventivamente autorizzati, seguiti nel corso dei lavori e verificati fino alla dichiarazione della regolare esecuzione al loro termine.

Nel merito della gestione ogni ente possiede proprio personale qualificato preposto ad occuparsi di questo aspetto, sia inserito nella pubblica amministrazione che presso soggetti privati; Padova, inoltre, ospita già all’interno del centro storico l’Orto Botanico dell’Università degli Studi, inserito nella WHL dal 1997. Per quanto si tratti di un sito di piccole dimensioni e incentrato sugli aspetti legati alla botanica, esiste da sempre una sintonia con la città per quanto riguarda la pianificazione degli aspetti gestionali e di promozione, che vengono organizzati congiuntamente.

La presenza nel gruppo di lavoro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area Metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno, Padova e Treviso garantisce non solo la protezione dei singoli beni, ma anche una visione d’insieme per la tutela dell’intero sito seriale.

Trattandosi di cicli di affreschi risalenti al Trecento, i requisiti di protezione sono improntati alle più aggiornate evoluzioni delle conoscenze scientifiche e tecniche del settore. Inoltre, essendo conservati in edifici e complessi monumentali tutt’ora utilizzati e aperti al pubblico (in alcuni casi con funzioni turistiche molto intense), ogni forma di intervento si è dovuta e si dovrà relazionare con le funzioni cui gli spazi rispondono. Non è inoltre da sottovalutare come i singoli edifici e complessi monumentali che costituiscono la candidatura seriale siano situati nel centro storico della città di Padova, capoluogo dell’omonima provincia e centro importante a livello regionale e nazionale, soprattutto nel settore del terziario. Questo ha comportato la necessità di dotare gli edifici e i complessi monumentali di aree di rispetto nel loro immediato spazio circostante, in modo da evitare situazioni di eccessiva pressione urbanistica. La chiusura al traffico veicolare privato estesa ad ampie porzioni del centro storico di Padova in cui si trovano gli edifici affrescati, ha notevolmente diminuito l’impatto negativo dell’inquinamento dell’aria e del regime delle vibrazioni prodotte dall’intensa circolazione stradale.

L’approccio metodologico seguito per l’organizzazione del sistema di protezione – nello specifico per la conservazione preventiva – si ispira a tre concetti principali:

1. la garanzia della stabilità dell’edificio;

2. il mantenimento delle condizioni microclimatiche;

3. la sorveglianza dell’edificio.
Per ognuno di questi aspetti sono state pensate delle specifiche strategie di attuazione, diverse per ogni edificio e complesso monumentale, che tengano conto delle particolari esigenze di fruizione degli stessi. Molto differenti sono infatti le necessità delle strutture adibite regolarmente al culto, quali la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani e la Basilica del Santo, che hanno la necessità di dover ospitare numeri anche significativi di fedeli in occasione delle cerimonie sacre, da quelle di strutture deputate alla funzione di visita come ad esempio il Palazzo della Ragione, che ospita manifestazioni che mantengono viva la sua funzione propria di luogo d’incontro, e la Cappella degli Scrovegni.

Diverso ancora, infine, il caso degli spazi gestiti dell’Accademia Galileiana che svolge le sue attività culturali statutarie utilizzando anche le sale affrescate.
Di emblematica importanza è il caso della conservazione della Cappella degli Scrovegni, un edificio dimostratosi nel tempo molto sensibile ai cambiamenti microclimatici e strutturali, che ha richiesto, e richiede, una continua, sistematica e duratura serie di interventi conservativi. In particolare, per quanto riguarda il ciclo pittorico della Cappella degli Scrovegni, l’esigenza di protezione e conservazione del bene ha dettato nuove modalità gestionali per rispondere comunque al gran numero di visitatori che quotidianamente l’ammirano. L’ultimo intervento in tal senso è rappresentato dalla realizzazione del Corpo Tecnologico Attrezzato (CTA), un avamposto che permette il controllo degli accessi alla Cappella mediante la creazione di gruppi ristretti di persone, e garantendo un microclima e una pressurizzazione costante, impedisce l’ingresso di aria contaminata proveniente dall’esterno.

La Cappella degli Scrovegni, inoltre, presenta un sistema di rilevamento e controllo costante della temperatura e dell’umidità.
Per ciò che riguarda i restauri degli altri edifici contenenti gli affreschi oggetto di questa candidatura va sottolineato come seppur gli interventi siano stati meno articolati rispetto alla Cappella sono stati tutti realizzati sulla base di studi scientifici approfonditi e sfruttando tecnologie innovative, sempre autorizzate preventivamente, verificati e conclusi sotto la direzione della Soprintendenza competente (per ulteriori specifiche informazioni sulle misure di protezione si veda al Capitolo 5).

Per ciò che riguarda il monitoraggio va precisato come non sia possibile tenere sotto controllo tutti gli edifici e complessi monumentali nel medesimo modo. I cicli affrescati della Cappella degli Scrovegni, Palazzo della Ragione, Battistero della Cattedrale, Oratorio di San Giorgio e Oratorio di San Michele sono più facilmente monitorabili in quanto la loro destinazione d’uso principale è quella di visita.

La Cappella della Reggia Carrarese, invece, è situata all’interno della sede dell’Accademia Galileiana, e questo implica un monitoraggio e una gestione che rispondano alla sua duplice funzione, quella turistica e quella accademica. La Basilica del Santo e la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani rappresentano invece i due casi più particolari, trattandosi di luoghi tuttora di culto; il primo, per altro, di rilevanza internazionale. La funzione turistica è difficilmente isolabile rispetto a quella religiosa, motivo per il quale non è possibile garantire un controllo degli ingressi contingentato che consenta il mantenimento costante del livello di temperature e umidità, non necessario peraltro alla conservazione visto l’ampio volume d’aria.

Dal punto di vista gestionale la candidatura ‘Padova Urbs picta’ documenta inoltre come quattro realtà differenti, Comune di Padova, Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti, Basilica e convento del Santo, Delegazione Pontificia con la Veneranda Arca del Santo e Diocesi di Padova si siano unite insieme per condividere un complesso progetto come la candidatura di un sito seriale. Partecipano attivamente al gruppo di lavoro anche rappresentanti dell’Università degli Studi di Padova, che supporta il progetto con la propria collaborazione scientifica, e, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area Metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno, Padova e Treviso. Sin dall’inizio del processo di candidatura, i partner si sono impegnati a collaborare nella comune opera di conservare il valore eccezionale universale espresso dal sistema dei cicli pittorici affrescati del Trecento padovano, ancora integro dopo oltre sette secoli. La bigliettazione unica, con lo strumento della Padova Card, è un primo passo verso una gestione condivisa, insieme ad una comunicazione e promozione unitaria che sta nascendo grazie a questo percorso di candidatura. Il processo partecipativo che vede la progettazione di eventi comuni pensati per diverse tipologie di pubblico nelle diverse sedi sono già in atto da diversi anni e si sta ora strutturando con maggiore consapevolezza.

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