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  • La Rivoluzione Giottesca raccontata attraverso un secolo di Storia

CAPPELLA DELLA REGGIA CARRARESE

DESCRIZIONE DEL CICLO DI AFFRESCHI

L’attuale sede dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, un tempo parte della Reggia Carrarese, conserva ancor oggi brani di decorazione aniconica presente nelle sale del pianterreno e il pregevole ciclo affrescato della Cappella. Nel primo caso si tratta di lacerti importanti non solo per la loro varietà, ma anche per alcune novità nei motivi quali parati “a piastrelle” di ispirazione islamica, diffusi nel padovano dai seguaci di Giotto, con i cimieri e i carri, stemma della Signoria Carrarese, eleganti racemi e corone nobiliari, e anche finti archetti in spessore su mensoline a forma di testine femminili. Questa decorazione esprime grande raffinatezza e ricchezza, e l’immagine del potere della Signoria Carrarese che sicuramente la Reggia doveva restituire a chiunque la visitasse.

Oltre ai brani di decorazione nelle sale al pianterreno, gli altri affreschi più importanti si conservano sulla parete nord della Sala delle Adunanze, parte del ciclo con le Storie dell’Antico Testamento dipinte da Guariento che continua con altri due brani d’affresco staccati nella parete di fronte.

Nell’ambito della serie gli affreschi di Guariento rappresentano la prima opera di un pittore di corte strettamente legata alla committenza della Signoria: il gusto narrativo, che caratterizza tutti i cicli pittorici padovani, qui assume una particolare dimensione cortese, che permette di inserirlo pienamente nella tradizione dell’affresco giottesco, ma secondo una sua personale interpretazione. Nella Cappella della Reggia Guariento affina le proprie ricerche sulla prospettiva in chiave gotica ponendo maggior cura nella resa delle architetture e degli elementi di arredo con una attenzione particolare per i dettagli.

Per la prima volta Guariento introduce una nuova modalità di rappresentare il racconto: ogni episodio non viene dipinto isolato all’interno di un riquadro, ma viene unito ad altre scene in un unico spazio. La sequenza narrativa quindi si sviluppa senza soluzione di continuità.

L’impaginazione complessiva della decorazione mantiene comunque un’articolazione geometrica complessiva; i registri con gli episodi sacri sono sorretti da una base definita da un alto zoccolo dipinto a lastre in finto marmo, di chiara reminiscenza giottesca, che termina in una serie di finti archetti dipinti in forte rilievo, sostenuti da mensoline, dal forte illusionismo prospettico.

La narrazione vera e propria si snoda su due registri separati da grosse cornici dove si trovano le didascalie relative agli episodi raffigurati, in caratteri gotici, parzialmente leggibili.
La sequenza della storia non è quindi dipinta in modo “piatto” sulla parete, ma si inserisce in uno spazio preciso e ben misurato, come Giotto aveva insegnato a partire dalla Cappella degli Scrovegni.

Gli episodi si srotolano sullo sfondo di un cielo azzurro, dove si stagliano rocce scalate con preciso senso di profondità, e si rappresentano città munite di mura e di torri, palazzi e ambienti definiti con grande precisione nell’architettura, disegnati con una volumetria precisa, in un paesaggio che riporta gli eventi a una contemporaneità ben conosciuta nel Trecento.

Entro questo spazio la narrazione si svolge con straordinaria intensità, in una dimensione cortese dove gli episodi sono trasformati in cronaca attuale, come si può intuire dalle architetture trecentesche e dall’eleganza delle vesti alla moda. I personaggi sono acutamente osservati e resi in gesti e atteggiamenti vivaci come in istantanee fotografiche; minuta è l’osservazione della natura nella resa delle piante, dei piccoli fiori e degli animali. Tra le più nuove raffigurazioni è la ricca tenda dove giace Oloferne, fastosa come si conviene a un nobile dell’epoca. E se i colori vivaci rendono piacevolissimo ogni episodio, anche quelli più crudi (Giuseppe calato nel pozzo e venduto dai fratelli ai mercanti di Madian) si raggiunge il massimo della raffinatezza davanti alla figura di Giuditta, stupendamente agghindata come per una festa di gala nell’ampio abito giallo a sfumature violacee e nella graziosa cuffietta ricamata. È questo forse l’episodio in cui maggiormente si sviluppa quel processo di attualizzazione e laicizzazione della storia sacra, iniziata con Giotto e che percorre tutto il Trecento e oltre, con esiti di grande e sontuosa bellezza.

In questa stessa chiave si può leggere anche il brano di Giuseppe spiega i sogni al faraone, dove Giuseppe legge un manoscritto miniato posto su uno scranno, davanti a una loggia trecentesca; o ancora Adamo ed Eva davanti a Dio Padre in un giardino costellato di piccoli fiori, dove le fisionomie dei protagonisti sono acutamente caratterizzate.

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