Go to top

Il grande sviluppo della pittura padovana trecentesca inizia con l’arrivo di Giotto in città dove l’artista fu chiamato intorno al 1302, probabilmente dai frati minori della Basilica di Sant’Antonio su indicazione dei confratelli francescani della Basilica d’Assisi.

Approfittando del soggiorno di Giotto a Padova Enrico Scrovegni gli commissionò l’opera conosciuta ancora oggi in tutto il mondo come il suo capolavoro e alla quale per tutto il secolo successivo gli artisti attivi a Padova non poterono non guardare – Pietro e Giuliano da Rimini, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Jacopo Avanzi, Altichiero da Zevio, Jacopo da Verona – rielaborando in maniera personale e autonoma il linguaggio rivoluzionario portato dal grande maestro fiorentino.

Otto luoghi in città custodiscono l’opera più significativa di Giotto e la sua eredità, testimonianze pittoriche uniche che insieme creano un percorso coerente, una storia da conoscere e preservare nella sua unità.